Ancora su M5S e Europa

Qui si crede che un minimo di ideale positivo nel Movimento 5 Stelle ci sia. Insomma, non è tutto da buttare, ma la tragedia è che a muovere questo movimento potenzialmente positivo c’è un comico, Beppe Grillo, che ne sta facendo altro, che non ne ha capito le potenzialità e che lo sfrutta ad uso personale e, paradossalmente, in maniera poco trasparente, poco partecipata, poco onesta.

Per questo continuo ad archiviare qui riflessioni e analisi sulla ridicola farsa della scelta del gruppo di appartenenza del M5S in Parlamento europeo. Qui Ezio Mauro su Repubblica:

Questo evidente pasticcio che parla di democrazia e pratica la teocrazia ha portato al capitombolo europeo con la ribellione dei liberali, convinti che la “cheap politics” di Grillo cozzi con tutto il loro armamentario ideale, visto che loro ne hanno uno, a cui tengono. Segue il ritorno a Canossa da Farage, le condizioni umilianti del leader Ukip per riammetterli in casa dalla porta di servizio, la velocità di Di Maio che un minuto dopo il ritorno nel gruppo antieuropeista si dice pronto a votare contro l’euro, senza nemmeno togliersi il vestito liberale che il movimento aveva indossato da due giorni per l’occasione. Ma la brutta figura davanti all’intera Europa non è ciò che conta davvero. Conta l’anomalia del grillismo, rivelata da questa vicenda. Attenzione, non la diversità, benvenuta in un sistema politico stagnante: ma l’anomalia. In sostanza, la strozzatura di un meccanismo chiuso in sé, che come rivela questa storia non è contendibile, prima e suprema condizione della trasparenza, della libertà e della democrazia. Il resto purtroppo è chiacchiera. Tanto che in Europa basta evocare un minimo di cultura liberale per scioglierla come una bolla di sapone.