L’ignorante istruito

Anna Momigliano su Rivista Studio parte da un aneddoto sul fisico Alan Sokal che nel 1996 riuscì, con un articolo volutamente farcito di scemenze, a farsi prendere sul serio da accademici e persone con titoli di studio.

Chiunque crede che le leggi della fisica siano mere convenzioni sociali è invitato a provare a trasgredirle dalla finestra del mio appartamento (vivo al ventunesimo piano).

Da qui ci parla di come sia possibile che appunto, anche persone con un grado di istruzione elevato, riescano a essere vittime della c.d. post verità, di come fatichino anche loro a distinguere tra notizie false e notizie vere.

Spesso questa deriva della post-verità viene presentata come una rivolta della “gente comune” nei confronti delle élite, economiche, politiche ma anche intellettuali, perché in fondo cosa sarà mai l’aver studiato? Di recente è diventava virale una vignetta del New Yorker dove dei passeggeri indignati decidevano che era il loro turno di pilotare perché «quei piloti spocchiosi hanno perso il contatto con noi passeggeri comuni». La ragione del successo del cartoon è evidente: risuonava con il clima anti-intellettuale che in America ha portato all’elezione di un candidato in sintonia con l’uomo della strada come Donald Trump e che in Italia sta facendo la fortuna nei sondaggi di un un partito che ha fatto della rivincita dell’uomo comune contro le élite una bandiera (proprio negli stessi giorni in cui il New Yorker pubblicava la vignetta, Grillo proponeva di creare una giuria popolare per stabilire quali siano le bufale giornalistiche: «Cittadini scelti a sorte a cui vengono sottoposti gli articoli dei giornali e i servizi dei telegiornali», con il potere di obbligare i direttori a rimuovere le notizie «dichiarate false» senza possibilità d’appello).