28 anni fa moriva Enzo Tortora e no, non abbiamo imparato niente. Anzi

La vicenda è nota. È stata raccontata mille volte, ma mai abbastanza. Quella vicenda avrebbe dovuto cambiare il nostro rapporto con la giustizia. Invece, oggi lo possiamo dire, il caso Tortora fu solo una prova generale. Enzo Tortora affrontò il processo dichiarandosi sfrontatamente «estraneo», non semplicemente innocente, e affermando l’indecenza di quelle accuse nei suo confronti. Era vero: il nome sulla famosa agendina non era il suo, la storia dei centrini di Portobello una calunnia, i pentiti lo avevano accusato falsamente. Dopo una prima condanna a dieci anni, fu assolto con formula piena dalla Corte d’Appello di Napoli il 15 settembre 1986. Morirà due anni dopo. Ma il processo e la distruzione di Tortora furono la prova generale di un sistema alimentato da un’opinione pubblica crudele e spietata. I processi dividono sempre, hanno una struttura classica che è fatta per dividere e contrapporre l’umanità tra innocentisti e colpevolisti. Una delle ragioni per cui esiste il principio di non colpevolezza è proprio evitare che questo gioco – perché è un gioco, non diverso dalle discussioni sulle formazioni da mettere in campo per un derby – non costi la pelle a chi ci si trova in mezzo.

Andrea Vigani