Cosa stiamo facendo?

Diventa assurdo leggere le dichiarazioni di chi si ostina a negare la realtà, e la nega dal 26 febbraio, da quando l’esito della consultazione elettorale è stato chiaro. Condivido con voi questo articolo di Francesco Costa, che mi pare di semplice buon senso.

È la realtà, non Renzi, a mostrare a questo punto solo due strade: il governo con il PdL o il voto. Non è bello, viene da urlare ogni volta, ma è così. Pensare di mettere sullo stesso piano Renzi e Berlusconi, ancora, e pensare di attaccarli e indebolirli attribuendo loro la posizione più logica e tenendo per sé quella più fuori dalla realtà, perché autoconsolatoria e autoconservativa, è un esempio perfetto del tipo di atteggiamento settario che ha contribuito a portare il Partito Democratico al minimo storico: parlare soltanto ai propri strettissimi, nemmeno a tutti i propri elettori, che già sarebbe poco, ma proprio solo ai militanti, anche se diventano sempre di meno, e poi meno ancora, e poi meno ancora, anche a costo di costruirsi una pacioccosa realtà parallela, e marchiare come traditori, fascisti e berlusconiani chiunque provi a dire un’altra cosa. Il tutto anche quando le cose sono, a volerle guardare, chiare come l’acqua: per avere il governo Bersani bisognava vincere le elezioni.

Quando si diceva all’inizio, quando io stessa ho detto all’inizio che bisognava sparigliare le carte, giocarsi tutto, mi si guardava come una pazza alle assemblee. Ora siamo qui, e con tutto il rispetto per Napolitano, stiamo perdendo tempo, e l’atteggiamento del PD è ridicolo.

La foto arriva da qui.

Abbiamo perso

Marta Cardone – 29enne responsabile del circolo Pd di Gardone nel bresciano – non ha avuto timori reverenziali verso Pierluigi Bersani in visita nella città lombarda. Sul palco, Cardone ha invitato il Partito democratico ad ammettere di aver perso le elezioni perché “non ha saputo rispondere alla richiesta di cambiamento”.

Legalità? No grazie, se il fine giustifica i mezzi

È questa l’impressione che ho nel seguire il surreale dibattito che nella mia città, da anni, accompagna la realizzazione di una grande opera.
Sto sul vago perché, ne sono certa, in linea di principio nessuno avrebbe da obiettare a quanto sto per dire; le obiezioni arrivano solo quando le persone mettono il proprio interesse personale davanti a tutto.

Esiste una necessità in città, ed è una necessità reale. Alcuni la ritengono di nicchia, ma non lo è. La necessità interessa un settore caratterizzante del territorio, e molte migliaia di persone che hanno un interesse sincero.
Questa necessità si può soddisfare portando a termine quella che, vista la dimensione dell’investimento, definisco una grande opera.
Certo, servono soldi, ma esiste uno strumento che ci permette di farcela: il project financing. Facciamo un bando di gara. Pensiamo alla struttura come a un polo importante per la città, integriamo al suo interno servizi. Ok.

L’opposizione in Consiglio Comunale ritiene però che qualcosa non torna; fa qualche calcolo, studia qualche legge, chiede la consulenza di un avvocato, e rileva in effetti che il bando forse non è corretto, che un affidamento previsto (per un servizio ritenuto di pubblica utilità) sia stato inserito solo in un secondo momento, andando così non solo a non rispettare la legge, ma a ledere i diritti di chi ha partecipato al bando, e potenzialmente a sprecare soldi pubblici.
Si fa un esposto all’Autorità di Vigilanza Contratti Pubblici. Colpevolmente l’Autorità risponde in estremo ritardo, ma rileva che effettivamente qualcosa che non va c’è.

Dice che la procedura seguita non è corretta, che viola una norma relativa agli appalti, e che bisogna intervenire.

Ora, la colpa se i lavori dovessero fermarsi o per qualsiasi problema derivante da questo è… Di chi ha fatto l’esposto. Non di chi ha sbagliato, di chi ha posto in essere procedure sbagliate. La colpa è di chi ha, tramite le procedure corrette e previste per legge, scoperto e denunciato l’abuso.

Questa è l’Italia di chi è disposto a bestemmiare indignandosi contro le ruberie, contro gli sprechi, contro gli appalti fatti solo per gli amici, contro gli ecomostri…
Il tutto a patto che l’opera non sia un’opera che io ritengo indispensabile: in quel caso va bene tutto, il fine giustifica i mezzi, e ci sta anche qualche strappo alla regola.

Questo tipo di incoerenza è quella che sta spianando la strada alla ‘ndrangheta e alla mafia anche al nord, dove si vota ancora Maroni, che negò l’esistenza della criminalità organizzata al nord.

La legalità si pretende sempre, a partire da casa propria.

Per chi volesse capire di cosa sto parlando, qui l’ultimo articolo della stampa locale sulla faccenda.

L’infinita battaglia contro il doppiaggio

Vi giro qualche link, estremamente interessante, sul tema del doppiaggio in Italia, tornato d’attualità con la notizia dell’incasso maggiore ottenuto da un cinema romano per la trasmissione della versione in lingua originale di “Django Unchained” rispetto alla versione doppiata.

È incivile, rovina prodotti che costano milioni e che noi italiani, oltre a essere costretti a vedere con mesi (se non anni) di ritardo, siamo anche obbligati a vedere menomati, distrutti da dialoghi adattati ridicoli, completamente slegati da ciò che realmente viene detto.

Cito qualche post di Luca Sofri sul tema:

Sono sempre stato ostile ai puristi delle versioni originali sottotitolate, snob presuntuosi che non volevano ammettere che per quasi tutti sacrificare l’audio originale significa comprendere e seguire molto meglio i film. Ma era quando le traduzioni e i doppiaggi italiani erano spesso ottime opere di scrittura e recitazione, come le migliori traduzioni letterarie. Oggi qualche riduzione di costi o un abbassamento della qualità delle cose che invade ogni settore rendono insopportabilmente trascurati i dialoghi italiani dei film stranieri… (qui)

 

Mi sono chiesto cosa avremo guadagnato noi italiani se una tv di servizio pubblico avesse cominciato ad abituarci a vedere i programmi in lingua originale fino dai tempi di Happy Days, e poi via via con il boom dei film americani in televisione, con le serie tv e gli show, tutto sottotitolato. Probabilmente sarebbe arrivata Mediaset con le versioni tradotte e avrebbe stravinto con gli ascolti, risponderete voi, dimenticando ancora una volta la logica del servizio pubblico che dovrebbe prescindere dagli ascolti. Ma non voglio dire che andasse fatto: immaginiamo solo che sia stato fatto, da quarant’anni. Saremmo un pochino più colti, più cosmopoliti, più preparati a vivere in questo mondo (come la piccola avanguardia che oggi si scarica dalla rete film e serie tv in inglese). Un pochino, per carità. Pazienza. (qui)

Come si vede l’Italia dal seggio delle primarie…

Per quattro giornate del mese di dicembre ho fatto da volontaria ai seggi delle primarie del PD. Il 25 novembre e il 2 dicembre – primo e secondo turno che hanno portato all’elezione di Bersani -, il 15 dicembre – quando abbiamo eletto Ambrosoli come candidato per la regione Lombardia – e il 29 dicembre – per la scelta dei candidati al Parlamento -.

È stata un’esperienza bellissima, perché nello stesso periodo vedevo verificarsi operazioni di partecipazione finta, come le fantaprimarie organizzate da Grillo, senza controlli, senza trasparenza.

Noi ci siamo trovati davanti a cittadini ai quali abbiamo chiesto tanto: abbiamo chiesto di presentarsi ogni settimana quasi, di versare un contributo economico, di fare delle code, di mettere molte firme, di informarsi sui candidati. Le primarie sono state fatte di sabato, alla fine dell’anno, i seggi erano pochi…

Insomma, noi del PD abbiamo fatto una scelta: la democrazia.
Perché certamente avremmo potuto mettere regole meno “pesanti”, certamente potevamo evitare di fare le primarie, “perché non c’era tempo”.
Potevamo affidarci alle deroghe, previste dal nostro statuto, invece tutti si sono dovuti presentare al voto dei cittadini.

Avremmo potuto fare meglio? Si. Di più? Anche.
Ma guardiamoci intorno: c’è il nulla assoluto. Nei seggi in cui sono stata sono venute e a votare tante persone anziane, alcune anche affrontando difficoltà fisiche non indifferenti. Invece i giovani che sento parlare di partecipazione sono stati comodi sul divano a chiacchierare e scrivere stronzate su Facebook. Decisamente più comodo, certo. Decisamente segno di incoerenza.

Allora sono stanca, ma sono felice di far parte di questo partito e della sua giovanile, perché posso andare in giro a testa alta a parlare di partecipazione, e posso guardare negli occhi i candidati che ho scelto di proporre per il Parlamento, perché ho avuto modo di conoscerli, e ho dato loro il mio voto.

Tutto il resto sono chiacchiere.
Berlusconi, Grillo, i loro cloni a livello locale: tutta gente che alla prova dei fatti non sa nemmeno dove sta di casa la partecipazione. Gente che appena ha l’opportunità si comporta come i peggiori esempi della casta.
Partità una campagna elettorale durissima, ma queste primarie mi danno, e danno al PD la forza di affrontarla senza paura.

Buon anno a tutti!

Un bel post su Grillo, il “non poteva non sapere”, Travaglio ecc.

Ho iniziato a fare un copia e incolla, una frase di un post che mi piaceva e volevo condividere su facebook. Poi mi sono resa conto che avevo preso praticamente tutto il post, e allora ho pensato che valesse la pena scriverne qui.

Matteo Bordone parla di quella faccenda, che tanto piace a Travaglio (e che gli si è pure ritorta contro), secondo la quale se tu conosci o anche solo incroci qualcuno che poi viene fuori che ha fatto qualcosa che non doveva, allora questo dimostra che anche tu sei invischiato; insomma, una cosa del tipo non potevi non sapere.

Ne parla associando la questione al fatto di Grillo (la figlia fermata a metà novembre con della cocaina), e del modo in cui la questone è stata trattata (o non trattata dai media).

Penso tra me e me che Grillo mi ha veramente rotto le palle con la sua mistica da invasato in guerra. Mi viene in mente della figlia Luna che hanno fermato con un po’ di cocaina a metà novembre. Secondo gli strilli paranoici di Grillo, i giornali avrebbero dovuto farne un caso incredibile, motivati come sono da sempre all’affossamento del M5S e dei suoi leader Bavetta e Cataclisma. Invece, penso tra me e me, non è successo quasi niente, la notizia si è sgonfiata nel giro di due giorni. Scrivo un tweet su questo fatto, su come i fatti smentiscano la paranoia di Grillo. Mi rispondono, sempre su twitter, che non devo fare il moralista, chissenefrega, non sarà mica una notizia. E improvvisamente mi sono sentito – in piccolissimo – come D’Avanzo quella volta che disse a Travaglio che il suo metodo, quello per cui la vicinanza, la contiguità, il frequentare un luogo o avere un conoscente in comune con un pregiudicato è prova di vicinanza e complicità quasi certe, aveva finito per rivoltarglisi contro, perché a quella stregua la sua vacanza con Giuseppe Ciuro, sottufficiale della Finanza membro della DIA poi condannato per favoreggiamento e altro, valeva come prova provata di una sua collusione col malaffare, e quella volta la risposta di Travaglio fu raccontare come era andata, e quanto i suoi rapporti con Ciuro fossero stati minimi, inesistenti, una cosa quasi fortuita con strascichi incommensurabili, e e tutto questo senza accorgersi mai che questo tipo di risposta è preclusa a chi nei suoi monologhi finisce tra gli amici perché va allo stesso bar, e insomma D’Avanzo voleva dimostrare con un fatto come il sistema del sospetto e della convinzione di essere nel giusto e nel bene per statuto non sia valido, produca mostri, ma lui niente, manco per sogno, non vorremo mica stare a mettere in croce una giovane donna con un po’ di cocaina come ne hanno in tasca centinaia di migliaia di italiani?! Ecco.

Abemus candidato

Matteo Renzi ha fatto un discorso bellissimo, il c.d. concession speech, e spero che chi fa politica prenda esempio, perché è così che funziona nei paesi normali.
E chi vince di solito non sta a gongolare come hanno fatto D’Alema e la Bindi, ma va bene lo stesso.

Detto questo siamo finalmente arrivati a lunedì, e le primarie sono finite.
Ha vinto con un distacco inequivocabile Pierluigi Bersani, che da oggi è il nostro candidato premier alle prossime elezioni politiche.

E non si discute. Oggi i comitati chiudono, non esistono più.

Quello che penso, come spesso è capitato in questo periodo di dibattito sulle primarie, l’ha già scritto Enrico Sola, potete leggerlo direttamente da lui.

La domanda oggi è “e adesso?”.
Adesso ha vinto Bersani, e tocca a lui. E lo sosterremo.
Tutto il resto è professione del retroscenista e di chi ha interessi personali in ballo.

Dall’altra parte c’è il M5S che ha i numeri, ma anche procedure democratiche farlocche, come dimostrano le parlamentari fuffa che stanno organizzando.
C’è Berlusconi, che senza vergogna si ripresenta, non voluto nemmeno dai suoi che vorrebbero le primarie, e non le avranno.
Abbiamo una grande responsabilità, e abbiamo scelto con le primarie a chi affidarla.
Buon lavoro Bersani.