Nuovi esperimenti

Nell’era di internet tutto si evolve, e lo strumento del blog non è immune dal cambiamento.
Già da tempo, consapevole dell’impatto dei social, ho eliminato la possibilità di commentare direttamente sul blog, per evitare dispersione.

Ora leggo di questo nuovo strumento di pubblicazione che si chiama Medium, un’idea delle menti dietro a Twitter e Blogger (Google), e che mi pare faccia dei significativi passi avanti ponendo nuovi interrogativi a chi ha la passione di scrivere sul web.
Sostituisce ai classici commenti le note contestualizzate, da opzioni di condivisione, revisione, discussione molto interessanti. Per un po’ lo testerò e vediamo come va, male che vada il blog resta qui, pronto ad accogliermi nuovamente!

Ah, su Mediaum io sono qui!

La spiegazione semplice alle mosse del dittatore di Firenze

Provo in qualche riga a spiegare la questione per la quale ora il Premier e Segretario del PD Matteo Renzi viene dipinto come un dittatore sanguinario senza rispetto per le minoranze.

Disclaimer: mi rendo conto della banalità della questione, e sia chiaro che non è mia intenzione insultare l’intelligenza di nessuno pretendendo di dare una spiegazione.

Costituzione Italiana, art. 67, Il vincolo di mandato
Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

Costituzione Italiana, art. 72, Cosa sono le commissioni parlamentari
Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale.

Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza.

Può altresì stabilire in quali casi e forme l’esame e l’approvazione dei disegni di legge sono deferiti a commissioni, anche permanenti, composte in tal modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della Commissione richiedono che sia discusso e votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle commissioni.

La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale (68) ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi

Potrei fermarmi qui perché è piuttosto chiaro.
In Parlamento, in aula, nel momento del voto come Deputato o Senatore ogni parlamentare esercita le proprie funzioni senza alcun vincolo.
La commissione parlamentare, Costituzione alla mano, è il luogo della discussione rappresentativo dei gruppi parlamentari. Il Deputato o Senatore in commissione rappresenta il proprio gruppo parlamentare.

Questo è il motivo per cui non si capisce come sia possibile che un gruppo di senatori con una posizione minoritaria all’interno del gruppo parlamentare decidano di esprimere il loro dissenso non nella sede opportuna, l’aula del Senato, ma nella sede dove politicamente è valida la posizione di maggioranza del gruppo parlamentare.
La mia risposta è semplice: parliamo di persone poco oneste, che usano la Costituzione solo quando è a loro vantaggio, in cerca di visibilità, persone che non hanno ancora capito quale verso nuovo ha preso il PD, che antepone le proprie stupide questioncine di corrente all’interesse del paese. 

Update:  siccome i precisini quando gli si cita la Costituzione non sono contenti, bisogna andare proprio a spiegare tutto, partendo dai regolamenti del Senato. Ecco qui la spiegazione e la risposta anche su questo punto, le sostituzioni sono legittime.

Il confronto in commissione è confronto non tra singoli parlamentari ma tra rappresentanti dei gruppi (e non a caso, come detto, il regolamento qualifica così i componenti delle commissioni). Il che non significa reprimere il dissenso ma evitare che, per circostanze fortuite (il fatto ad esempio che i senatori dissenzienti nel gruppo si ritrovino in maggioranza in commissione) questo possa pesare politicamente di più in commissione di quanto effettivamente valga in Assemblea, con la conseguenza che si possa respingere in sede referente un progetto che invece riscuote il consenso della maggioranza del gruppo in Assemblea.

Il dissenso avrà legittimamente tempo e modo di esprimersi nella sede più consona e prestigiosa, e cioè in Aula. Sarà lì che si capirà se esso effettivamente sarà maggioranza o no. Non in commissione.

Keep Calm PD

Noi militanti del PD siamo una razza strana: ci incazziamo, ci impegnamo, stiamo sul territorio, molti vincono nei territori, e con “i romani” proprio non ci troviamo. Siamo noti per essere il partito autolesionista per eccellenza, e in questi ultimi giorni ci risiamo, altra crisi, altri tumulti interni. Io dico keep calm. Manteniamo la calma e smaltiti i primi giorni lasciamo spazio a un po’ di razionalità, è ora di mettere via la rabbia, l’indignazione, la delusione. Ragioniamo.
[Disclaimer: post lungo]

Abbiamo organizzato  i nostri sfogatoi e sono sempre utili.
Sappiamo cosa vuol dire spendersi in prima persona per convincere gli scettici, e ci sentiamo personalmente in difetto quando da Roma (o, in questo caso, da Firenze) smentiscono quello che diciamo.
Molti in questi giorni si sentono delusi nella speranza di cambiamento in cui avevano riposto grandi aspettative, sentono di non avere più risposte da dare alle persone con cui parlano perché anche il simbolo del rinnovamento, Matteo Renzi, li ha delusi compiendo la classica manovra di palazzo della prima Repubblica, la solita strategia dalemiana.

Insomma, caro Renzi: io mi spendo per te, e tu mi sputtani dopo 3 mesi? Non si fa, mi hai deluso. Me la prendo sul piano personale. Questo è quello che molti renziani della prima ora sentono.
Gli altri? Chi è salito sul carro del vincitore a dicembre 2013 si affretta a ripristinare una certa distanza e diffidenza verso il segretario, i civatiani chiacchierano di scissione.

Io lo ammetto, non sono sconvolta dagli eventi degli ultimi giorni, e condivido pienamente questa analisi di Francesco Costa. Renzi ha deciso che se il suo destino deve dipendere dal governo e da quello che fa, allora il governo preferisce guidarlo personalmente e non tramite interposta persona.

Posso capire che molti non accettino questa scelta, e capisco ogni critica sul metodo, sulla rozzezza, sull’ambizione smisurata di Renzi. Il partito prima di tutto, e così lo si mette a rischio pesantemente, non è accettabile. Storicamente noi non ci leghiamo al destino di un singolo, quello è Berlusconi.

Però mi aspetto anche che prima o poi, come dicevo, si metta a tacere l’istinto, e si ragioni un po’, cercando di alzare un po’ il livello, razionalizzando.

Alcuni dei luoghi comuni (questo sono) che mi sento ripetere in questi giorni vanno eliminati dai nostri ragionamenti, altrimenti ci facciamo del male.

A molti tutto quello che dirò sembrerà ingenuo, sembrerà un arrampicarsi sui vetri, sembrerà l’ultimo appello di chi ha sostenuto Renzi e ora non vuole ammettere di aver sbagliato.
Io ci credo ancora, è questo il punto. Credo che se c’è una persona in grado di dare la scossa necessaria l’abbiamo, e si chiama Matteo Renzi. Sono ancora incazzata con chi non gli ha permesso di provarci “tramite il voto” (parole con le quali ci piace riempirci la bocca) alle primarie contro Bersani. Matteo Renzi avrebbe fatto una campagna elettorale pazzesca, avremmo vinto e avremmo avuto una maggioranza.
Quindi no, non mi sto arrampicando sui vetri, sto difendendo l’unica opzione che abbiamo, come partito di sicuro, e ormai anche come paese. A destra non c’è nulla, a sinistra non c’è nulla. Fate vobis.

Ora partiamo con il primo, enorme luogo comunque che giustifica ogni analisi di questi giorni, peccato però che sia una premessa totalmente sbagliata.

1. Non esiste e non è mai esistito alcun “governo eletto dai cittadini”.

La volontà degli elettori è previsto dalla “Costituzione più bella del mondo” che si esprima attraverso il Parlamento. Risiede li con il suo potere legislativo, e finché lo schema di maggioranza del Parlamento non viene modificato non c’è alcun attentato alla democrazia. (Ora mi chiedo se i grillini la leggono davvero, la Costituzione, o fanno finta). Il governo detiene il potere esecutivo e, come mi ricordava una compagna di partito qualche sera fa, la parola “esecutivo” in italiano ha un significato ben preciso: fare le cose.

La prassi degli ultimi anni ha delegato molto al governo in termini di iniziativa politica, per la debolezza palese del Parlamento. È un errore. Rimettiamo le cose a posto.
È un errore che ha avuto fra le varie conseguenze quella di affidare un ruolo politico anche alla Presidenza della Repubblica. Napolitano può piacere o no, ma non dovrebbe avere un ruolo politico, invece si trova a coprire un vuoto di potere grande come le aule del Senato e della Camera.

Il Parlamento fa le leggi, i parlamentari le propongono. Sono legittimati a farlo dal programma che hanno presentato alle elezioni, e dalle proposte grazie alle quali hanno ottenuto i voti degli elettori. Deve funzionare così. Le varie componenti parlamentari si accordano per raggiungere il miglior compromesso possibile sulle cose da fare. Compromesso, che non è una parola sporca, è la base di una qualsiasi convivenza.

Detto questo io spero di non sentire più discorsi sulla morte della democrazia; non è morto nessuno, i parlamentari eletti sono ancora al loro posto e facessero qualcosa, e i governi, in quanto esecutivi espressione di partiti politici seguono, per logica, le dinamiche dei partiti.
Vogliamo negare che esistesse una dinamica poco produttiva tra PD e governo Letta negli ultimi mesi? Non possiamo.

2. La Direzione del PD

Se non riconosciamo più il valore della Direzione PD andiamo a casa tutti. Dai Segretari Regionali a scendere fino al Segretario dell’ultimo circolo sperduto fra i monti con 3 iscritti. Nessuno di noi è legittimato. Nessun organo di dirigenza del partito lo è, perché tutti siamo stati eletti con lo stesso meccanismo e nello stesso momento. Tutti a casa.
Se invece riconosciamo la Direzione allora occorre che si facciano i nomi di chi ha votato con poca coerenza (Cuperlo, mi senti?).
La proposta di questi giorni è quella del Partito Democratico, non di Renzi. L’ha votata la Direzione, organo che io da iscritta risconosco come legittimato a prendere decisioni.

E poi quello che sta succedendo in questi giorni, come ha detto un altro compagno di partito venerdì sera, va storicizzato. Non possiamo ogni volta essere sensibili e incazzarci su quello che “storicamente siamo” e poi non ricordare cosa è successo in passato.
I meccanismi che Renzi sta utilizzando in questi giorni (Segretario PD = Premier ad esempio) sono tutti strumenti che il PD stesso ha previsto, fin dalla sua nascita. Vanno analizzati gli errori di chi da almeno 20 anni ha gestito tutto il processo che ha portato alla nascita e ai primi anni di vita del PD perché, se ci sono delle falle, sono li.
Detto questo non si possono sentire quindi ” i militanti storici” imputare ogni colpa a Renzi: autocritica signori, autocritica.

3. Mai più larghe intese

Le larghe intese (vedi punto 1) esistono in Parlamento, perché il voto di febbraio 2013 (per colpe al 99% attribuibili al Partito Democratico di Bersani) non ha affidato una maggioranza a nessuno.
Questo risultato ci ha portati a capire che l’urgenza è la legge elettorale, e la sentenza della Consulta ci ha restituito una legge che ancora non va bene, e va cambiata in Parlamento.

4. La legge elettorale non si è fatta, nemmeno Renzi ci è riuscito

Come spiega bene sempre Costa, e come tutti noi possiamo ben capire se ragioniamo un attimo, in Parlamento la riforma elettorale si è arenata nonostante l’accordo raggiunto da Renzi per un semplice motivo: Renzi.
Il Segretario del PD si porta(va) dietro la reputazione di quello che le elezioni le vince.

Ora ditemi se Alfano può ragionevolmente avere fretta di votare in Parlamento una legge elettorale che punta al bipolarismo con un Renzi così forte. No.
E i partiti più piccoli? Men che meno. E Berlusconi? Che interesse ha Berlusconi a permettere a Renzi di ottenere un risultato, di portare a casa la legge elettorale? Nessuno. Quindi c’è l’accordo per la riforma elettorale ma in Parlamento si ferma. Ora prendiamo questo schema e applichiamolo a ogni altra riforma che Renzi possa presentare: job act, riforma istituzionale, ecc. Nessuno vuole rafforzare Renzi, queste cose non si fanno, o si fanno molto a rilento.

5. #enricostaisereno

Ecco, Renzi gli dice di stare tranquillo e poi lo frega. Meschino.
Anche in questo caso invito alla calma, e invito a prendere in considerazione qualche fatto.

Perché abbiamo votato Renzi? Perché piace? Perché attira?
Perché ti da l’idea di essere uno pratico, uno che le cose le fa. Come si pone Renzi verso un governo che, oggettivamente, cose non ne fa ma è guidato da un suo autorevole compagno di partito?
Lo critica? E no Matteo, stai al tuo posto. Lo incalza? Certo, ma poi non si ottiene alcun risultato.
Accetta il rimpasto e butta dentro un paio di ministri? Non cambia nulla.

Renzi se si ferma muore. E a maggio ci sono le europee, che sono per definizione “il voto di pancia”.
Nessuno vota sui contenuti, l’elezione europea è praticamente un sondaggio sul governo nazionale: va bene o va male, voto quella maggioranza o voto chi sta all’opposizione, e soprattutto voto gli antieuropeisti perché, male che vada, comunque è tutta colpa dell’Europa.

Il PD con il governo Letta che dava l’impressione costante di essere in una fase di stallo avrebbe raccolto un pessimo risultato alle europee, perché il PD non poteva distinguersi, o fare opposizione.
Il NCD di Alfano si, Berlusconi si, il M5S non ne parliamo, SEL pure, la Lega… Tutti erano opposizione al governo, meno il PD per ovvi motivi. Ora immaginate i risultati delle europee.
Renzi non sarebbe bastato, perché Renzi non avrebbe potuto fare campagna elettorale mentre gli altri giocavano al tiro al bersaglio con Letta.

Fatte queste considerazioni Renzi decide: giochiamoci tutto.
Al governo ci metto la mia faccia, il programma lo faccio ambizioso, serrato, e in primis ci metto la riforma elettorale.
Ho poi la forza per dire: signori, o così, o non ho nessun problema ad andare a casa, e si va a votare.
Perché non andare a votare subito? Per la solita maledettissima legge elettorale immonda che abbiamo.

Conclusioni

Non ci sono piaciuti i modi, e va bene. La situazione però adesso è Renzi che cerca di formare un governo e fare delle cose. Se fallisce è certamente un danno enorme per il paese, probabilmente lo è anche per il PD.
Ora, ho cercato per tutto il post di mantenere un minimo di razionalità, ma qualche sassolino bisognerà pur toglierselo.
Ho visto insospettabili saltare come Bubka per salire sul carro del vincitore a dicembre dello scorso anno.
Io faccio parte di quel gruppo di persone che ha mandato giu il rospo e sostenuto Bersani durante la campagna elettorale e dopo il disastro della rielezione di Napolitano e il governo delle larghe intese.
Mi aspetto la stessa lealtà da chi oggi si trova ad aver votato altri al congresso. Oggi si sostiene il Segretario e soprattutto il Partito Democratico nell’impresa ambiziosa e difficile che ci aspetta, tutti, compatti. Altrimenti è fuffa, e allora fa bene Civati a portarsi dietro i suoi “10″ o quelli che sono e andare a fondare un qualche altro partito.

Non riescono a capire

Non è colpa loro, è che nel giro di un mese o poco più gli è cambiato il mondo davanti agli occhi.
Le decisioni sono conseguenti al risultato del Congresso, e il Segretario non ha paura di esercitare il proprio ruolo, di portare avanti idee e ottenere risultati concreti. Non ci si nasconde più dietro a belle proposte inapplicabili, si ottiene il miglior risultato possibile, e per ottenere risultati addirittura si fa entrare Silvio Berlusconi in sede PD.

Non sono abituati. Loro le non-decisioni le prendevano in quelle interminabili riunioni di Direzione durante le quali loro muovevano le pedine, spostavano gli interessi di corrente, chiacchieravano nei corridoi e indirizzavano il dibattito.
Riunioni nelle quali contavano perché erano determinanti, perché senza il loro assenso nulla passava.

Oggi è successa una cosa banalissima già accaduta milioni di volte nel PD (e in quello che c’era prima del PD). La minoranza sta giocando la sua partita per decidere il capetto di turno, e Cuperlo vuole essere il capetto della corrente di minoranza del PD. Fassina però incombe, e Cuperlo ha dovuto dimettersi dalla presidenza dell’assemblea perché evidentemente capetto di corrente e garante non sono due ruoli che stanno bene insieme.

Ha accettato la presidenza con grande difficoltà, ha aspettato l’occasione giusta, e si è dimesso.

Tutto questo lo fanno però passare come una gravissima mancanza di democrazia interna.
A me sembra solo che, finalmente, questo partito finalmente stia prendendo delle decisioni e agendo di conseguenza. Era ora.

La coerenza è un’altra cosa

Il compromesso in politica non solo non è una cosa sporca, ma è il meccanismo che fa funzionare tutto: se accettassimo solo ciò che è perfettamente coincidente con quello che vogliamo allora non faremmo nulla, non riusciremmo a mettere insieme nemmeno un’assemblea di condominio.

Capiamolo, santo cielo.
La coerenza non è sinonimo di immobilismo, di intransigenza; vivere di “io l’avevo detto” non è vita, e in politica peraltro è un atteggiamento dannoso, corrosivo,  sfascista.

Io credo che Civati abbia in questo momento un grande problema: vuole ancora far parte del Partito Democratico?
E per Partito Democratico intendo quello uscito dalle primarie dell’8 dicembre, quelle che gli hanno riconosciuto un consenso del 14,24%,  quelle con Renzi Segretario al 67,55%.
Civati fa parte di questo PD?
Oppure vuole passare ogni singolo giorno a dirci che non si arrende, non si adegua, non gli piace?
È dirimente.

Le primarie sono finite, non c’è lo spareggio (come qualcuno ha saggiamente scritto su twitter).

Per fortuna l’internet è un bel posto, è c’è qualcuno (Davide Piacenza) che si è messo anche a raccogliere parecchi link e a scrivere di ciò di cui si parlava qui già ieri, sull’ “importanza di saper perdere”, sull’atteggiamento post-sconfitta-pesante di Civati alle primarie.

La realtà è che si può dissentire, proporre un’alternativa e portare avanti le proprie battaglie anche dentro il partito, ma con correttezza e nei tempi e modi giusti. Le immagini qui sopra, le battute al vetriolo e l’atteggiamento divisivo scelto da Civati non aiutano nessuno – né il partito, né gli elettori. A voler essere precisi, peraltro, per mesi è stato lo stesso Civati a sostenere che la sua mozione, e lui in prima persona, sarebbero stati la scelta giusta per occuparsi del partito – “non un semplice trampolino di lancio verso il governo”. (dal post di Piacenza linkato sopra)

Altra riflessione: date un’occhiata ad un post intitolato Bersanologia di Francesco Costa, nel quale analizzava come Bersani avesse un’unica risposta per tutti, “ci dicano cosa vogliono fare”.
Non è che abbiamo trovato l’erede?

Roma, 9 dic. (TMNews) – “Non si è capito cosa vuole fare Renzi rispetto al governo, se vuole farlo cadere oppure no, lui non è stato chiaro e così ha preso anche i voti di chi vuole mantenere le larghe intese. Spero ci dica cosa vuole fare nei prossimi giorni”. Lo ha detto il deputato Pd, Pippo Civati, a Coffee Break su La7.

Il problema secondo me è capire fino a quando si tratta di coerenza, e quando inizia a diventare livore, rancore, sabotaggio, correntismo (nel peggior senso del termine).

Fatevene (un po’ tutti, non solo Grillo) una ragione

Oggi tocca leggere le risposte alla proposta del PD al M5S lanciata ieri dal Segretario nel suo discorso all’assemblea PD, alla quale ho peraltro partecipato.

Ci sono due commenti che ho letto e sui quali mi soffermo in questo post. Quello di Grillo ovviamente, ma è talmente banale che ci torno dopo, e quello di Civati, che invece vorrei davvero capire, perché fa parte (credo) ancora del mio stesso partito.

Civati dice che la proposta del PD è la scoperta dell’acqua calda. Io ho provato sinteticamente a rispondergli su Twitter, qui mi dilungo un po’ di più.
Ora, lui dice la proposta “lanciata da Renzi”, io gli ricordo che Renzi ha vinto le primarie, è il segretario del PD, e la “sua” proposta è la proposta del PD.

Chiarito il dettaglio, vediamo perché è così severo.

tutti fingono di cercare una risposta difficilissima in un testo (una bozza!) che metta tutti d’accordo, ma la legge elettorale che ha la maggioranza in Parlamento c’è già. Una maggioranza larga, che va da Sel al M5s, passando per la Lega e altri gruppi minori, e che incontra il favore di molti anche nel Pd. Rispetto alla quale il sifaperdirenuovo centrodestra di Alfano dovrebbe dare una risposta. Senza aggiungere altro.

Quindi? Vada a leggere il post di Grillo. È lui che dice che il M5S scriverà con i suoi iscritti l’ennesima bozza.

Poi continua dicendo

Per quanto riguarda invece la restituzione dei rimborsi elettorali, proposi all’inizio della legislatura al Pd di rinunciare a tutto ciò che non aveva speso in campagna elettorale, fin da quest’anno. La proposta (che mi pare ancora sensata) cadde nel vuoto, ma alla base della non risposta un motivo (non dichiarato) forse c’era: con tutta probabilità il Pd fatica a rinunciare ai rimborsi perché ha un’organizzazione molto costosa. E, per essere seri, dovremmo partire da quest’ultimo punto, per capire e spiegare a che cosa rinunciamo e che cosa significherebbe farlo. Se vogliamo davvero cambiare le cose.

Quindi la proposta è sensata, anzi, lo era quando l’hai proposta tu, adesso è tardi?
Ma proseguiamo, perché questa impressione me la conferma anche nel P.S. finale (e se guardate un po’ online sono io ad aver scoperto l’acqua calda in questo caso, perché questa impressione l’abbiamo avuta in molti):

sono stato accusato per mesi di essere troppo attento al M5s e sconsideratamente aperto al confronto con i suoi rappresentanti: vedo che nel Pd la linea è cambiata. Certo, si parla di sfida, ma tutto sommato ci si rivolge a Grillo per cambiare la legge elettorale. Prima dell’ultimo sciopero, Giachetti presentò una mozione, che fu sottoscritta da molti di noi. Era di maggio, come dice la canzone. E allora il M5s la votò, il Pd delle larghe intese no.

Ancora, lui l’aveva detto. Quindi il problema è questo, il copyright.
Serve l’aiuto di tutti, non il persistere di questo atteggiamento distruttivo, ipercritico.

Concordo insomma con questa osservazione:

 

Passiamo a Grillo, e qui facciamo in fretta.
Grillo le riforme non vuole farle, punto. Era semplice fare domande a un PD che, per mille ragioni, non avrebbe mai risposto. Oggi però il PD, nuovo e legittimato da primarie democratiche, risponde.
No, non ci sono motivi oggettivi per non accettare la proposta, il motivo è che i parlamentari M5S non fanno nulla con questo Parlamento delegittimato, quindi perdono ancora tempo e riforme che potrebbero far risparmiare 1 mld di euro non le voteranno.
Non ci aspettavamo nulla di diverso dai soliti luoghi comuni e dalla solita fuffa.

Il PD è evidentemente cambiato, fatevene (un po’ tutti) una ragione.