Di pratiche di creazione e diffusione di fake news

Ma attribuire cose false a qualcun altro per usarle strumentalmente è un passo ulteriore di spregevolezza, inganno e viltà, e provo a quindi a mettere in maggiori diffidenze i commentatori o condivisori di Facebook in buona fede, che però commentano e condividono senza neanche avere aperto i link relativi (la settimana scorsa ho discusso su Twitter con persone che mi mostravano una tabella di dati falsificati sull’immigrazione, tabella che aveva scritto in calce “Fonte Ministero dell’Interno”, e che sostenevano che quindi fossero dati del Ministero dell’Interno; per non dire di Di Maio e dei suoi dati).
Se lo facessero scoprirebbero che per esempio questa pagina “M5S news” (seguita da 37mila persone, piena di cose razziste o triviali) pubblica anteprime di articoli giornalistici cambiandone titoli, testo e contenuti, e diffonde fatti e dichiarazioni inventate come se le avessero pubblicate il Corriere, il Giornale, lo Huffington Post, o il Post (Facebook permette di farlo, sulle pagine: e anche questo è assai discutibile).

Luca Sofri, 27/04/2017

Ancora su M5S e Europa

Qui si crede che un minimo di ideale positivo nel Movimento 5 Stelle ci sia. Insomma, non è tutto da buttare, ma la tragedia è che a muovere questo movimento potenzialmente positivo c’è un comico, Beppe Grillo, che ne sta facendo altro, che non ne ha capito le potenzialità e che lo sfrutta ad uso personale e, paradossalmente, in maniera poco trasparente, poco partecipata, poco onesta.

Per questo continuo ad archiviare qui riflessioni e analisi sulla ridicola farsa della scelta del gruppo di appartenenza del M5S in Parlamento europeo. Qui Ezio Mauro su Repubblica:

Questo evidente pasticcio che parla di democrazia e pratica la teocrazia ha portato al capitombolo europeo con la ribellione dei liberali, convinti che la “cheap politics” di Grillo cozzi con tutto il loro armamentario ideale, visto che loro ne hanno uno, a cui tengono. Segue il ritorno a Canossa da Farage, le condizioni umilianti del leader Ukip per riammetterli in casa dalla porta di servizio, la velocità di Di Maio che un minuto dopo il ritorno nel gruppo antieuropeista si dice pronto a votare contro l’euro, senza nemmeno togliersi il vestito liberale che il movimento aveva indossato da due giorni per l’occasione. Ma la brutta figura davanti all’intera Europa non è ciò che conta davvero. Conta l’anomalia del grillismo, rivelata da questa vicenda. Attenzione, non la diversità, benvenuta in un sistema politico stagnante: ma l’anomalia. In sostanza, la strozzatura di un meccanismo chiuso in sé, che come rivela questa storia non è contendibile, prima e suprema condizione della trasparenza, della libertà e della democrazia. Il resto purtroppo è chiacchiera. Tanto che in Europa basta evocare un minimo di cultura liberale per scioglierla come una bolla di sapone.

 

 

Libertà è anche non partecipazione

Un interessante pezzo di Claudio Giunta per IL24 Magazine.

Il valore della conversazione su argomenti politici è sopravvalutato: è giusto dire la propria ma anche, ogni tanto, non dirla. D’altronde, nelle pagine di Mill sulla libertà il verbo “ascoltare” ricorre più di “parlare”

L’urbanizzazione e i mass media, osservava Lasch, hanno stravolto il modo in cui si formano il carattere e le opinioni delle persone comuni: da un lato sostituendo quei “luoghi terzi” informali (il bar, il pub, la chiesa, le associazioni di quartiere) che plasmavano la vita della comunità con luoghi spersonalizzanti come il mall o le catene di fast food, o con i non-luoghi della tv; dall’altro subissando queste persone di informazioni per lo più irrilevanti anziché offrire loro «un vigoroso dibattito pubblico». Una proporzione opposta – poche informazioni, molto dibattito – aveva caratterizzato la sfera pubblica americana fino alla fine dell’Ottocento, ed è da allora, secondo Lasch, che inizia «il declino del dibattito politico».

 

 

 

Come élite è diventato il peggior insulto possibile in politica

Parlando ancora di élite, e della loro crisi, c’è questo pezzo di Beverly Gage sul New York Times da leggere, ovviamente dal punto di vista americano.

As an adjective, the word “elite” still conveys something positive, even aspirational: elite athlete, elite model, elite travel services. But as a noun, embodied by actual living people, it has become one of the nastiest epithets in American politics. “Elites have taken all the upside for themselves and pushed the downside to the working- and middle-class Americans,” complains Trump’s adviser Steve Bannon (of Harvard, Goldman Sachs and Hollywood). In this formulation, elites are a destructive, condescending collective, plotting against the beleaguered masses outside their ranks.

Le derive della democrazia diretta

Parlare di democrazia diretta eccita molto gli animi di certa gente: sentirsi al centro dell’attenzione, con il potere totalmente disintermediato nelle proprie mani… Tanto felici da non notare le storture e le manipolazioni dei piccoli gruppi che, sorpresa, le decisioni le prendono davvero, nascondendosi dietro al voto popolare online.

L’esempio più recente è la farsa messa in piedi da Grillo per scegliere in che gruppo debba stare il M5S nel Parlamento europeo. La spiegano perfettamente qui, sul blog Libernazione, qui un estratto del post che vi consiglio di leggere:

Sennonché c’è un piccolo intoppo. E cioè che l’ALDE, che non segue i Principi della Democrazia Diretta™ ma funziona secondo i biechi principi della democrazia rappresentativa, non ha un Capo: ha un presidente. Viene fuori che il presidente aveva raggiunto l’intesa col Capo del Movimento per il passaggio all’ALDE, senza decidere sul punto assieme agli altri parlamentari del proprio Gruppo. Molti parlamentari dell’ALDE a questo punto, capendo che i propri elettori sarebbero stati molto scontenti di ricevere il Movimento nel proprio Gruppo, fanno quello che sono pagati per fare e cioè rappresentano i propri elettori opponendosi alla entrata del Movimento, nonostante il loro presidente, non Capo, avesse già una intesa con il Capo del Movimento. Cioè fanno sentire la propria voce per rappresentare i propri elettori anche se questo avrebbe probabilmente scontentato i vertici del proprio Gruppo. Maledetti anarchici!

A questo punto il Movimento per la Democrazia Diretta™ rischia di rimanere senza Gruppo e quindi di perdere peso e finanziamenti all’interno del Parlamento Europeo. A quel punto cosa fa? Essendo il Movimento per la Democrazia Diretta™ uno si aspetterebbe una nuova votazione sul sito del Movimento. Invece no: il Capo fa una telefonata con il presidente della EFDD e si mette d’accordo per ritornare in quel Gruppo, nonostante ne fosse uscito per conflitti non sanabili due giorni prima.

Perché la politica ha bisogno di un’élite

Estremamente interessante, vi consiglio la lettura di questo articolo, qui l’incipit:

La spiegazione migliore della catastrofe del Movimento Cinque Stelle al Comune di Roma ce l’ha data quasi cent’anni fa il grande filosofo spagnolo José Ortega y Gasset.

«È un errore madornale», scriveva Ortega nel 1922, saltare dal fallimento di un’élite alla conclusione che si possa fare del tutto a meno di qualsiasi élite, in virtù magari di «teorie politiche e storiche che presentano come ideale una società esente di aristocrazia». «Poiché questo è positivamente impossibile», concludeva il filosofo, «la nazione accelera la sua parabola di decadenza».

ᔥ Giovanni Orsina, La Stampa, 22/12/2016
Il Post