Le pari opportunità, la violenza di genere, il sessismo e qualcosa che forse sta prendendo la giusta direzione

Le giornate nazionali di qualsiasi cosa mi lasciano sempre perplessa; giustificano il disinteresse nel resto nell’anno e, siccome per essere politicamente corretti qualcosa bisogna pur dire, provocano un eccesso di analisi fatte solo attraverso i peggiori luoghi comuni disponibili.

Su certi argomenti poi ho spesso timore per le dichiarazioni del livello istituzionale; ripetuti a quel livello i luoghi comuni fanno un po’ più male, perché certificano il fatto che per l’ennesima volta passeremo una giornata a lagnarci, a sentirci coinvolti, ma non cambierà nulla.

Venerdì 25 novembre è stata la giornata internazionale di sensibilizzazione sulla violenza contro le donne; i miei timori riguardavano le dichiarazioni che ovviamente sarebbero arrivare da parte di due donne con ruoli importanti a livelli istituzionali. È andata meglio del previsto.

La prima donna a cui mi riferisco è Laura Boldrini, presidente della Camera da sempre impegnata sui temi del femminismo (da un punto di vista che non condivido).

Boldrini ha pubblicato una serie di commenti violenti e sessisti ricevuti sulla sua pagina Facebook senza oscurare i nomi degli autori.

Post di Laura Boldrini su Facebook

Penso sia stata un’ottima mossa, per un motivo molto banale: tutti noi sappiamo, o dovremmo sapere, che siamo responsabili di ciò che diciamo e scriviamo. Dovremmo sapere che la pagina ufficiale di un personaggio noto su Facebook è pubblica, e che quindi tutti possono leggere i nostri commenti.
Non rendersene conto dimostra un’ignoranza tale da meritare di essere anche esposti nel modo scelto dalla presidente Boldrini.
I commenti pubblicati sono di una violenza inaudita, ed è ora che si capisca che si è liberi di esprimere il proprio pensiero nella misura in cui si è pronti ad esserne pienamente responsabili. Questo aiuta, magari qualcuno ci penserà due volte prima di dare pubblicamente della troia alla presidente della Camera o a qualsiasi donna sui social…

La nota dolente sta nel resto della reazione della Boldrini: rendersi protagonista di una lotta contro i social network per evitare questi comportamenti. Non perché sia sbagliato voler fare qualcosa, ma perché non ha competenza, e rischia di fare danni. Su questo vi lascio, proprio per restare nell’ambito per cui le cose si fanno spiegare a chi ha competenza per farlo, alle parole di Massimo Mantellini.

Le altre dichiarazioni che doverosamente erano attese venerdì erano quelle della ministra Boschi, da cinque mesi titolare della delega alle pari opportunità. Nonostante non abbia mai nei fatti lasciato che la sua formazione cattolica interferisse negli atti di governo, tutte le tematiche legate alle donne sono controverse, vanno a toccare aspetti ed ambiti sui quali non conviene mai esporsi troppo, men che meno a una settimana da un referendum che può determinare fortemente la tua carriera politica.

Sia chiaro: non ho sentito dichiarazioni miracolose o straordinariamente innovative, ma ho sentito un approccio alla problematica che finalmente mi sembra almeno andare nella giusta direzione.

Rischiavamo la banalità, un colpo al cerchio e un colpo alla botte. Qualcosa che spaziasse dalla tutela delle donne rassicurando però quelli preoccupati che la troppa libertà data alle donne possa causare un’incontrollabile ira divina. Insomma, abbiamo avuto un ragionamento semplice, lineare e complessivo (voi direte, il minimo sindacale) quando potevamo avere invece l’ennesimo ministero sulle pari opportunità che si limita alle campagne di comunicazione (magari fatte in stile Lorenzin) ma nulla di più.

Insomma, almeno abbiamo in quadrato il problema.

Capire che quando si parla di donne si parla della società intera e che tutti sono coinvolti è importante.
Finalmente ho sentito parlare della delega ministeriale alle pari opportunità come centro di un coordinamento che deve includere tutti gli altri ministeri e un’azione che deve coinvolgere tutti.
Ho sentito parlare di questione culturale, ho sentito parlare dell’aiuto alle donne vittime e anche agli uomini maltrattanti.
Ho sentito parlare di scuola, di ragazzi, di cultura alla conoscenza e al rispetto reciproco fin dalla prima infanzia.

E ho sentito parlare di dati. Finalmente analisi fatte a partire dai dati, non dagli articoli di giornale e anzi, ho sentito anche preoccupazione per i toni usati dai media nel trattare la questione. Ho sentito parlare di importanza del linguaggio.

Ho sentito anche parlare di soldi stanziati e di confronti con le realtà che operano nel settore. Ripeto, nulla di nuovo, e ci sarà sempre quello che ti dice che i soldi sono pochi, ma davvero apprezzo l’approccio.

La questione femminile ha un senso se presa in quest’ottica, se la violenza contro le donne viene inquadrata nella cornice culturale che l’ha giustificata per una vita, se ci sono dei soldi per aiutare chi se ne occupa e tutte le vittime. Ha senso se ce ne occupiamo tutti e ha senso se per occuparsene si parte da dati oggettivi, e non dalla pancia. Ho sentito venerdì scorso questo approccio da chi ha importanti responsabilità istituzionali, e ne sono contenta.

Update: aggiorno con qualche numero appena diffuso dalla ministra.